“Cos’è più bello, amore mio – continuo a chiedermi a più riprese – l’amore perso o l’amore trovato?”
Un anno, oggi.
E nelle mani tanto così, che se provassero a posarlo su di una bilancia, questa parrebbe non riscontrar misura. Un tanto così, che nei discorsi conformisti e conformati, quelli infittiti di luoghi comuni, sembra non meritare peso. Forse pure se lo misurassi tu, l’oggi di un anno fa, ti sembrerebbe così: imponderabile! Poiché alla fine quanto mai possono arrivare a pesare cinque sole notti?
Bologna, 1977
“Con oggi è una settimana che quei due non smettono di guardarsi. Si son presi a ceffoni e urlati contro, ma neppure per un secondo, credi a queste mie parole, hanno distolto lo sguardo l’una dagli occhi dell’altro. È strano che io non riesca a darti dettagli maggiori riguardo questa mostra, ma l’aver dovuto scavalcare quei due, se così posso dire, ha lasciato in me un profondo senso di inquietudine… Per non dire dell’imbarazzo generale: pare infatti, che ad un certo punto sia intervenuta addirittura la polizia. Troppo osceno – si dice in giro. Ah, ma non ti ho riportato un dettaglio sostanziale, che sciocco! Come potevo pretendere che tu mi capissi? I due, quelli che non smettevano di guardarsi, erano praticamente nudi. Sì, senza alcun vestito. Pareva non importargli più di troppo, però. Non posso dire lo stesso di noialtri. Se questa è arte, mi chiedi? Non lo so ancora. Non potevo starmene lì a pesare tutte le variabili. Qualcosa mi dice però che ne sentiremo parlare ancora”.
E così è stato, a onor del vero. Quei due giovani ragazzi nudi li abbiamo incontrati ancora, qualche anno dopo, in una stanza bianca. Stavolta però s’erano messi un qualcosa addosso. Lei teneva per due mani un arco, di quelli il cui fine ultimo è scagliare la freccia. Solo che a capo di quella freccia, dall’altro lato, vi era lui. Un equilibrio perfetto. Gelidamente perfetto. Tensione. Se avesse mai deciso di lasciar andare?
Non è un caso che da sempre i francesi si riferiscano all’innamoramento con l’espressione tomber amoureux; così come gli inglesi con falling in love. Parliamoci chiaramente: se così ragionassero solo i primi, li si potrebbe accusare di una dose di troppo di romanticismo. Ma addirittura in due. Devono averci visto lungo per forza!
Ma di cosa stiamo parlando se non dell’insana tensione per cui, ad un certo punto della tua esistenza che diventa vita, ti svegli e non sei più il centro di te stesso? Cos’è l’amore se non quell’incredibile esperienza di decentramento per cui ogni cosa che prima era, smette di essere e acquista un senso inedito in funzione dell’altro? Cos’è se non la garanzia di cadere nel momento in cui l’altro in qualche modo si sposta? Continuare a reggerti a quell’arco perde di senso, ma quando lo comprendi sei già per terra.
Eppure ti organizzi. Accidenti, la tua storia d’amore non può di certo finire così: con una per terra e l’altro non si sa bene dove. C’è bisogno di un ultimo incontro.
Lui dirà che non è importante il dove, basta che ci sia tu. Dunque prendi un biglietto aereo per la Cina. Due per l’esattezza, ne acquistate due. Uno tu, l’altro lui, e vi date appuntamento in un luogo simbolico, che so, a metà della Grande Muraglia. Così uno ad un capo, uno all’altro, vi mettete in viaggio verso il punto d’incontro. L’unica cosa di cui puoi essere sicuro è il tuo punto di partenza. Della strada, sapevi fosse lunga ma non potevi immaginare quanto faticosa. Quando arrivasti al centro di quelle mura, quante cose avevi perso per la strada.
Roma, 2017
“L’errore sta sempre qui: nel credere che poiché si è giunti nello stesso posto, si è necessariamente percorsa la stessa strada. Inciampo sempre in questo punto. Recidiva. Così ho creduto, seppur con qualche remora, che neppure noi avessimo mai smesso di guardarci. Ci ho creduto dal basso della mia nudità. Invece tu, dall’altro lato della porta, m’hai scagliato addosso pesi che un corpo nudo non si può permetter di portare da solo. Mi chiedevo, però, come fosse possibile che tu non facessi la stessa fatica. Solo allora ho notato che portavi già i vestiti.
Così anche noi, dal centro della nostra muraglia, ripartiamo per andare via. Schiena contro schiena. Resta una rosa bianca: l’avevo portata per dire “vengo in pace”.
L’amore rimette al mondo ma diamine, se sa corrodere. I ragazzi di Bologna ’77, gli stessi dell’ultimo spettacolare incontro in Cina, si sarebbero rivisti solo 24 anni dopo. E’ che l’amore li ha uniti nell’arte e divisi nella vita. E se non ci son riusciti Marina Ambramovich ed Ulay a restare insieme, chi eravamo noi per credere potesse funzionare?
Alla fine quanto mai possono arrivare a pesare cinque sole notti? Imponderabile. Cambia tutto però, se su quella bilancia, l’oggi di un anno fa, ce lo metto io.
In evidenza, dettaglio dei volti di Marina Abramovich e Ulay.