The Floating Piers

“Venuta al mondo” per soli 16 giorni, l’opera in larga scala The Floating Piers ha temporaneamente modificato i connotati del Lago d’Iseo, integrandosi meravigliosamente con la naturale conformazione dell’ambiente lacustre. Dal 18 giugno al 3 luglio 2016, Christo e Jeanne-Claude hanno regalato al grande pubblico l’occasione di camminare quasi letteralmente sulle acque, per un’esperienza unica nel suo genere.

Composta da 220.000 cubi di polietilene ad alta densità e ricoperta di 100.000 mq di tessuto di nylon poliammidico color giallo dalia, la passerella dai bordi degradanti si estendeva a pelo d’acqua per una larghezza di 16 m ed un percorso di 3 km che congiungeva la cittadina di Sulzano a Monte Isola e questa, all’Isola di S. Pietro, totalmente percorribile nel suo perimetro esterno. La passerella proseguiva inoltre sulla terraferma per un percorso di 1,5 km lungo le strade pedonali di Sulzano, Peschiera e Maraglio.

Quest’opera è un esempio limpidissimo di come la messa in scena dell’arte contemporanea necessiti sempre più di un lavoro corale tra artisti, nazioni, aziende, esperti e mediatori, al fine di adempiere nel migliore dei modi ai numerosi aspetti organizzativi, tecnico-scientifici e non meno burocratici. La realizzazione della passerella sul Lago d’Iseo ha richiesto un lavoro continuo dal 2014 al 2016 ma la sua storia mette radici molto più in là nel tempo.

Il progetto originario venne messo su carta dal duo artistico nel lontano 1969, su suggerimento dello storico dell’arte Jorge Romero Brest di realizzare un’opera in Argentina. Wrapped Inflated Pier, questo il nome originario della passerella, venne pensata per essere costruita sul delta del Rio de la Plata, a Buenos Aires, ma il progetto non fu mai eseguito.

Christo e Jeanne-Claude lo riproposero sotto il nome di Daiba Project nel 1996, con la proposta di costruire la passerella nella baia di Tokyo, ma per diverse ragioni anche in questo caso non riuscì a veder la luce.

Lo scenario del Lago d’Iseo venne scelto nel 2014 durante un’esplorazione dei laghi del Nord Italia; subito dopo iniziarono gli studi progettuali ed il conseguente dialogo con le istituzioni. Sebbene la dipartita di Jeanne-Claude nel 2009, The Floating Piers continua a portare la firma congiunta.

Non si sbaglia a pensare la messa in scena di quest’opera come una sorta di grande happening su larga scala poiché l’apporto di professionisti da vari ambiti è stato necessario e di fondamentale importanza: dagli ingegneri che hanno lavorato alla progettazione tecnica della passerella, a coloro che si sono occupati della realizzazione materiale e dell’assemblaggio del tessuto; passando per i tecnici del montaggio, fino ai mediatori istituzionali e culturali, come Germano Celant, occupatosi di mettere in contatto l’artista e la famiglia Beretta, proprietaria dell’isola di S. Paolo, al fine di inserire questa nello spazio dell’opera. Ho premura di sottolineare la presenza di Celant poiché fu lo stesso curatore della mostra “Lo spazio dell’immagine” che a Foligno nel 1967 ospitò l’opera 32mq di mare circa dell’artista Pino Pascali, di cui non mancherò, più in là, di scrivere a riguardo.

Per desiderio espresso, la passerella venne inaugurata senza alcuna particolare cerimonia e nella conferenza stampa del 20 giugno 2016 l’artista ha sottolineato ancora una volta l’unicità dell’opera: sarebbe esistita infatti solo per quel periodo di tempo, senza più essere replicata in alcun altro luogo del mondo. Il carattere effimero della passerella poggia anche sull’utilizzo di materiali completamente riciclabili e l’operazione di smantellamento dell’opera è stata coerentemente iniziata il giorno seguente il termine dell’evento, come dichiarato dall’artista in conferenza stampa:

“Rimuoveremo ogni parte di The Floating Piers nel corso di tre mesi e lasceremo il lago d’Iseo come se non fossimo mai stati qui”.

The Floating Piers ha registrato solo nei primi due giorni un afflusso di 100.000 visitatori per un bilancio definitivo della Regione Lombardia di 1,2 milioni di ospiti: un successo incredibile che ha carezzato il cuore e l’orgoglio di Christo che nei suoi visitatori ha riscontrato una grande voglia di partecipazione; e nessun articolo o recensione potrà mai restituire l’esperienza effettiva dell’opera: questo in ragione della sua natura prettamente sensoriale. L’artista ha chiarito il carattere tattile della sua opera d’arte consigliando di percorrere la passerella a piedi nudi, così da avere un contatto più diretto con il tessuto scelto; di prendersi il tempo di respirare a pieni polmoni l’aria del lago; e di lasciarsi emozionare da ciò che i raggi del sole fanno con il giallo dalia del tessuto. L’artista ha inoltre commissionato ai tessitori la produzione del 20% in più di tessuto, al fine di permettere alle increspature di giocare sull’effetto di luci ed ombre, merito anche delle variate condizioni climatiche che hanno permesso di sperimentare condizioni luminose sempre inedite.

Non sono mancati per quest’opera, il solito dibattito, nel caso specifico sterile, tra marketing e arte, né tuttavia opinioni negative da parte di critici italiani “preoccupati” che l’arte rischi di rasentare il kitch o che, dopotutto, quella di Christo fosse “una passerella verso il nulla”; ma è l’entusiasmo generale dei visitatori a dirla lunga sul successo dell’opera, così come la mancanza di episodi spiacevoli, indice di rispetto e comprensione del messaggio artistico.

Camminare su The Floating Piers è stata per me un’esperienza incredibile, a tratti romanzesca: se la passerella avesse condotto ad un luogo specifico avrebbe acquisito fin dal primo momento il carattere dell’utile ed è risaputo che questa è un’inclinazione altra dagli intenti dell’arte; ma la passerella non aveva alcun proposito di portare a: il senso era portare in, dentro, nel bel mezzo di. Se mai avesse dovuto condurre da qualche parte, quel posto sarebbe stato il lago stesso. Attraversarne la superficie a piedi ha significato avere l’opportunità di fare un’esperienza inedita dell’ambiente naturale: dire che non capita tutti i giorni di potervi camminare su è un’espressione altresì riduttiva in quanto una possibilità del genere, in verità, non capita mai. Solo questa volta!

E The Floating Piers non è neppure un ponte: un ponte lo si attraversa per andare dall’altra parte, questa passerella invece ti riporta esattamente al punto di partenza. Non cambia la tua posizione su questa terra: cambia te! Per qualche ora permette di guardarti attorno da una prospettiva nuova e questa è una metafora, nonché un insegnamento di grande valore, divulgato con semplicità e gentilezza. Inoltre l’opera permette ad ognuno di passarle attraverso secondo i propri tempi, senza alcuna fretta o scomodità, e di questo bisogna riconoscere il merito allo straordinario lavoro di gestione degli immensi flussi di visitatori.

 

In evidenza, uno scatto di Linoolmostudio.

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