Prima delle luci, prima dello scintillìo e della compagnia; solo un attimo prima d’ubriacarti della meravigliosa effimera convinzione di lasciarti alle spalle i giorni trascorsi, ti prego, lasciami scrivere della fluidità del tempo: ti guardo mentre indossi questa idea che il tempo nuovo venga per fare di te qualcosa di insolito e straordinario, ed il solo guardarti, per me, trabocca di fascino e mi tiene incollata. Ma ti vedo anche quando le luci sono già spente da un po’ e non rimane traccia che di calici vuoti e festoni calpestati. Quando è già metà gennaio e i manifesti pubblicitari delle festività recenti vengono coperti con qualcosa che ha il sentore di un nuovo più nuovo. Poi viene febbraio, e marzo e così via un mese dopo l’altro, e quei manifesti si fanno più spessi e corposi. Il tempo li strappa e li lacera: ora il vecchio occupa parte del nuovo.
E’ bello questo battesimo dell’anno che viene; è bello come tutte quelle cose che hanno il carattere del rito, e seguono delle leggi e prevedono che, in qualche modo, ci si prepari. Ma quest’oggi, per un momento, non voglio guardare all’anno che viene: voglio consacrare noi che vi andiamo incontro. Comprendere cosa significhi quest’ultima frase m’è costato mesi e mesi del mio tempo fluido.
Vorrei che provassi anche tu, nell’attimo prima della festa, a guardarti indietro: a guardarti dentro. Senza resistenza, senza essere giudicante. Tu che, come i manifesti pubblicitari nei giorni di festa, ti vesti dei colori migliori, dell’immagine di te più bella che possiedi. Vorrei per te e per me, che questi fossero sempre vestiti e mai coperte.
Dicevo che il tempo è fluido e non esiste se non nella misura in cui gli diamo una vita; nella serie di inizi e finali di cui supportiamo l’idea di sussistenza. Per me il tempo viaggia costantemente fuori dai suoi cardini dunque non mi occorre che questa sera io mi presenti con una nuova e perfetta versione di me da sostentare ogni giorno nuovo e sperare che una mattina, poi, si dimostri vera. Stasera, come ieri e come domani, andrò a quel battesimo con qualcosa che somiglia alla parte migliore di me; che magari sarà fatta anche di cicatrici, oltre che di sorrisi. Sarà fatta di tutte quelle volte che sono caduta, perciò le mie ginocchia non appariranno lisce, ma saranno comunque belle, a modo loro. E così tu: andrai a quel battesimo con quello che lo scorrere del tempo ti ha tolto, e con ciò che allo stesso modo ti ha donato. Perchè ciò che alla fine ti troverai ad avere sempre, non è l’idea del nuovo che vuoi, ma quanto di te resiste.
Come nei manifesti pubblicitari quando non è festa, e nessuno li guarda.
E per tutto questo, auguri!
In evidenza, Mimmo Rotella, Marilyn, 1962